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Data: 2 de juliol de 2017
Categories: Blog, Textos
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Francesco Guicciardini (Florència, 1483 – Arcetri, 1540) ha estat durant segles una de les fonts més al·legades a l’hora de confirmar la veracitat de la llegenda negra sobre els Borja, tot i que cal llegir-lo a la llum de la seva pròpia experiència política i diplomàtica, poc favorable al papa Alexandre. En el següent passatge de la Storia d’Italia, redactada durant els últims anys de la seva vida, Guicciardini redueix el pontificat d’Alexandre VI a la dedicació als plaers i a l’enaltiment dels fills, que el duen a abandonar els projectes de reforma expressats arran de l’assassinat del seu fill Joan de Borja, duc de Gandia, un cop comprèn que Cèsar és culpable de la mort del germà.

Font: Francesco Guicciardini, Storia d’Italia, I, a cura de Costantino Panigada, Bari: Laterza, 1929 (Scrittori d’Italia, 120), p. 285-286 (llibre 3, cap. 13).

Donde l’Alviano partitosi, e introdotto in Todi da’ guelfi, saccheggiò quasi tutte le case de’ ghibellini e ammazzò cinquantatré de’ primi di quella parte; il quale esempio seguitando Antonello Savello, entrato in Terni, e i Gatteschi col favore de’ Colonnesi entrati in Viterbo, feceno simiglianti mali nell’un luogo e nell’altro, e nel paese circostante contro a’ guelfi: non provedendo a tanti disordini dello stato ecclesiastico il pontefice, aborrente dallo spendere in cose simili, e perché, prendendo per sua natura piccola molestia delle calamitá degli altri, non si turbava di quelle cose che gli offendevano l’onore pure che l’utilitá o i piaceri non si impedissino. 

Ma non potette giá fuggire gli infortuni domestici, i quali perturborono la casa sua con esempli tragici, e con libidini e crudeltá orribili, eziandio in ogni barbara regione. Perché avendo, insino da principio del suo pontificato, disegnato di volgere tutta la grandezza temporale al duca di Candia suo primogenito, il cardinale di Valenza il quale, d’animo totalmente alieno dalla professione sacerdotale, aspirava all’esercizio dell’armi, non potendo tollerare che questo luogo gli fusse occupato dal fratello, e impaziente oltre a questo che egli avesse piú parte di lui nell’amore di madonna Lucrezia sorella comune, incitato dalla libidine e dalla ambizione (ministri potenti a ogni grande sceleratezza), lo fece, una notte che e’ cavalcava solo per Roma, ammazzare e poi gittare nel fiume del Tevere secretamente. Era medesimamente fama (se però è degna di credersi tanta enormitá) che nell’amore di madonna Lucrezia concorressino non solamente i due fratelli ma eziandio il padre medesimo: il quale avendola, come fu fatto pontefice, levata dal primo marito come diventato inferiore al suo grado, e maritatala a Giovanni Sforza signore di Pesero, non comportando d’avere anche il marito per rivale, dissolvé il matrimonio giá consumato; avendo fatto, innanzi a giudici delegati da lui, provare con false testimonianze, e dipoi confermare per sentenza, che Giovanni era per natura frigido e impotente al coito. Afflisse sopra modo il pontefice la morte del duca di Candia, ardente quanto mai fusse stato padre alcuno nell’amore de’ figliuoli, e non assuefatto a sentire i colpi della fortuna, perché è manifesto che dalla puerizia insino a quella etá aveva avuto in tutte le cose felicissimi successi; e se ne commosse talmente che nel concistorio, poiché ebbe con grandissima commozione d’animo e con lacrime deplorata gravemente la sua miseria, e accusato molte delle proprie azioni e il modo del vivere che insino a quel dí aveva tenuto, affermò con molta efficacia volere governarsi in futuro con altri pensieri e con altri costumi: deputando alcuni del numero de’ cardinali a riformare seco i costumi e gli ordini della corte. Alla quale cosa avendo data opera qualche dí, e cominciando a manifestarsi l’autore della morte del figliuolo, la quale nel principio si era dubitato che non fusse proceduta per opera o del cardinale Ascanio o degli Orsini, deposta prima la buona intenzione e poi le lagrime, ritornò piú sfrenatamente che mai a quegli pensieri e operazioni nelle quali insino a quel dí aveva consumato la sua etá.

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