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Data: 14 de febrer de 2019
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Il progetto di ricerca avviato dall’Institut Internacional d’Estudis Borgians sulla documentazione borgiana conservata nell’Archivio Segreto Vaticano (Base de dades Documentació borgiana de l’Arxiu Secret del Vaticà) procede speditamente. Negli ultimi mesi sono state inserite nel database le schede realizzate grazie ad una nuova fase di spoglio che ha interessato altri cinque registri: quello delle Suppliche n. 963 e quelli Vaticani nn. 778-781. Pertanto il numero complessivo di quelli finora trattati è arrivato a 11 ed a oltre 1000 quello delle schede ora disponibili e consultabili gratuitamente sul sito web dell’IIEB.

Anche in questo caso, come è facile immaginare, è notevole la mole di informazioni che le suppliche e le bolle pontificie esaminate ci offrono per ricostruire il paesaggio ecclesiastico dei territori delle corone d’Aragona e di Castiglia. Mentre abbiamo già iniziato lo spoglio del registro delle Suppliche n. 966, presentiamo, dunque, in questo nuovo aggiornamento,[1] alcuni dati statistici generali e una breve rassegna dei documenti più interessanti, divisi per numero di registro, tra quelli selezionati.

La documentazione scelta da questi cinque registri concerne quasi tutte le diocesi facenti parte a quel tempo dei territori delle due Corone, comprese anche quelle dei domini aragonesi di Sicilia e Sardegna. Tra le diocesi dei territori della Corona d’Aragona, le suppliche e le bolle più numerose sono quelle provenienti o riguardanti quelle di Barcellona e Saragozza, mentre tra quelle della Corona di Castiglia sono più frequenti quelle delle diocesi di Siviglia e delle altre diocesi andaluse, ed in ordine decrescente, quelle di Burgos, Salamanca e Segovia.

Tante e diverse sono anche le materie trattate nelle suppliche, sebbene le rinunce e le cessioni e tutte le altre azioni riconducibili alla gestione dei benefici ecclesiastici siano di gran lunga le più frequenti.

Reg. Suppl. 963

Il registro, che si presenta in ottime condizioni, conserva prevalentemente suppliche del mese di ottobre del 1492. Grazie al suo spoglio sono state realizzate 171 schede: 65 interessanti i territori della Corona d’Aragona e 106 quella di Castiglia.

Due documenti tra quelli selezionati ci offrono alcune notizie su Rodrigo Borgia al tempo in cui era cardinale vicecancelliere pontificio. Nel primo, la supplica presente nei ff. 193r-193v, si afferma che al tempo di papa Innocenzo VIII, i cardinali Borgia e Jean Balue, in qualità di giudici commissari e inquisitori dell’eretica pravità, dichiararono colpevole di eresia il supplicante Pedro Sánchez, chierico di Siviglia, e lo invitarono a pentirsi nel monastero di Subiaco. Nel secondo, il cardinale portuense è ricordato invece come il beneficiario di una pensione sui frutti, i redditi ed i proventi del priorato del monastero di Santa Maria de Nájera, nella diocesi di Calahorra, che annualmente Pablo Martínez de Uruñuela, priore dello stesso monastero, era tenuto a pagargli e che lui ora, a seguito della sua elezione a papa, trasferisce motu proprio ad Ascanio Sforza, nuovo cardinale vicecancelliere (f. 294v).

Tra i personaggi più importanti troviamo anche altri eminenti membri del Sacro Collegio cardinalizio che sono menzionati come assegnatari di alcuni importanti benefici nel territorio spagnolo. Ad esempio Oliviero Carafa, cardinale vescovo sabinense, chiamato “il cardinale napoletano”, aveva ottenuto il canonicato con prebenda della chiesa di Girona, vacante per la morte di un certo Pere Boscà, che ora, a causa della mancata preparazione delle relative lettere di possessione, cede nelle mani del papa Alessandro VI in modo che Bartomeu Fàbregues, chierico di Barcellona e suo familiare, possa supplicarne la provvisione (f. 20v). A Raffaele Riario, cardinale diacono di San Giorgio “ad velum aureum”, il papa concede, invece, la provvisione del canonicato con prebenda della chiesa di Mallorca vacante per la morte di un suo familiare, Andreu Mateu (f. 49v). Antoniotto Pallavicini, cardinale presbitero del titolo di Santa Prassede detto di Santa Anastasia, supplica, infine, che gli sia concessa la provvisione della chiesa parrocchiale nella diocesi di Cuenca appartenuta ad un suo familiare, Mario Gentili (f. 186v).

Se quindi grazie a questi ed altri esempi, che tralasciamo di menzionare per ragioni di spazio, sembra sia possibile parlare di una prassi ben delineata che permetteva ai cardinali di mantenere attraverso il vincolo di familiarità una sorta, se non di possesso diretto, almeno di controllo continuativo su molti benefici e le loro rendite, durante questi primi anni del pontificato di Alessandro VI, come vedremo a seguire, sarà comunque solo un ristretto gruppo di fedelissimi alti prelati che egli favorirà ripetutamente nell’assegnazione dei benefici spagnoli.

Passando ai collaboratori più stretti di papa Alessandro VI, troviamo Pedro de Ferrera, capitano e auditore del sacro palazzo apostolico, che rinuncia al possesso di alcuni benefici nelle diocesi di Siviglia e Ávila affinchè un certo Juan Nuñes “etiam” de Ferrera, canonico di Palencia, ne possa supplicare la provvisione e pagargli quindi, per il dispendio subito, una pensione annua sui loro frutti (f. 109v). Il nome di “magister” Gonçal Roís, chierico della diocesi di Saragozza, scrittore apostolico, cubiculario e familiare del papa Alessandro VI, da lui molto favorito, appare invece in altre due suppliche. Nella prima, sollecita la provvisione del canonicato con prebenda della chiesa di Talavera e della chiesa parrocchiale di Arcicóllar, nella diocesi di Toledo, vacanti per la morte di un certo Juan de Ayllón (f. 251v), mentre nella seconda, quella della chiesa parrocchiale di Mataró, nella diocesi di Barcellona, che il cardinale Antoniotto Pallavicini aveva recentemente ceduto (ff. 292v-293r).

Di particolare interesse sono anche tre suppliche che riguardano personaggi e istituzioni dei territori catalani. Nella prima, con motu proprio, il papa Alessandro VI concede a Gonzalo Fernández de Heredia, arcivescovo di Tarragona, la provvisione della chiesa parrocchiale di Moulins-lès-Metz, nella diocesi di Metz, che “Jacobus Lumbardi” aveva rinunciato (f. 241v). Nella seconda, il capitolo della chiesa di Urgell supplica che siano confermate alcune prerogative che erano presenti negli statuti della stessa chiesa (f. 43v). Nella terza, infine, Joan d’Urgell, maestro in teologia, canonico di Barcellona, dell’ordine della Santa Maria de la Mercè “redemtionis captivorum sub regula S. Augustini”, supplica che sia confermata la sua elezione a maestro generale dell’ordine, incarico che era rimasto vacante dopo la morte di Antoni Morell (ff. 296r-296v).

Reg. Vat. 778

La documentazione conservata nel reg. Vat. n. 778 copre un arco temporale che va dal mese di gennaio a quello di ottobre dell’anno 1493, anche se la maggior parte delle bolle sono datate nei mesi di luglio e agosto. Il registro è composto da 314 fogli e, a seguito del suo spoglio, sono state realizzate 58 schede.

Tra i membri della famiglia Borgia troviamo il nome del cardinale Cesare Borgia come quello dell’assegnatario di altri benefici vacanti per la morte del vescovo di Nantes, Robert d’Espinay. Alle concessioni già descritte nella seconda parte del primo aggiornamento sul database che stiamo realizzando, di fatti, vanno aggiunte ora quelle relative alla cantoria della chiesa di Rennes (ff. 166r-168r) e al priorato di Liffré, dell’ordine di San Benedetto, nella stessa diocesi (ff. 191r-193v), che il figlio del papa ottiene nell’agosto del 1493.

Un consistente numero di bolle pontificie riguarda anche in questo registro la concessione di alcuni benefici nei territori spagnoli a membri del Sacro Collegio. Tra questi troviamo ancora il cardinale Raffaele Riario che riceve da papa Alessandro VI motu proprio la provvisione del monastero di Monsalud, dell’ordine cistercense, nella diocesi di Cuenca (ff. 249r-251v). Grazie ad altre bolle riusciamo, inoltre, a rintracciare il nome del possessore di alcuni importanti benefici. E’ il caso, ad esempio, della bolla in favore di Martín Zapata, tesoriere della chiesa di Toledo, notaio e familiare del papa Alessandro VI, a cui viene concessa una pensione annua sopra l’elemosineria della chiesa di Saragozza che il suo ultimo possessore Joan Llopis, vescovo di Perugia e futuro cardinale, gli dovrà pagare (ff. 155v-157r).

Reg. Vat. 779

Dallo spoglio del registro Vaticano n. 779, composto da 317 fogli e da bolle datate nell’anno 1493, sono state realizzate 34 schede.

Al suo interno la bolla più interessante è sicuramente quella con cui papa Alessandro VI concede al cardinale Cesare Borgia la provvisione della prepositura della chiesa di Cesena, dell’arcidiaconato di quella di Ravenna e di diversi benefici perpetui semplici nelle diocesi di Cesena, Forlì, Vicenza, Padova e Verona, compreso il priorato di San Paolo “clausurarum ordinis beate Marie cruciferorum” della diocesi di Brescia, vacanti per la morte di un certo Gaspare “Iolindus” di Cesena (ff. 308v-312r).

Tra i personaggi più influenti nella sede apostolica troviamo ancora il nome del cardinale Raffaele Riario, i cui benefici nei territori spagnoli si arricchiscono ora con la provvisione della porzione delle chiese parrocchiali di San Jaime e San Nicolás della località di Pancorbo, nella diocesi di Burgos, vacante per la morte di un altro suo familiare, Alfonso di Burgos (ff. 4r-4v e 5r-6r). Domenico Della Rovere, cardinale presbitero di San Clemente, viene provvisto invece dell’integra porzione della chiesa di León e del semplice beneficio servitorio di Villalón, nella stessa diocesi, che il defunto Antonio Rodríguez, vescovo di Santa Giusta, in Sardegna, nonchè suo familiare e continuo commensale, aveva posseduto (ff. 34r-36r). A Giovanni Giacomo Sclafenati, cardinale presbitero di Santo Stefano “in Celio monte”, viene concessa, infine, una pensione annua sui frutti, i redditi ed i proventi del canonicato con prebenda della diocesi di Valencia posseduto dal già citato vescovo di Perugia (ff. 36r-37v).

Tra gli alti prelati troviamo ancora il nome dell’arcivescovo di Tarragona a cui il papa Alessandro VI aveva concesso la provvisione della chiesa parrocchiale di San Pedro de Lacorvilla, nella diocesi di Saragozza, vacante per la morte di Jaume García de Etera, che adesso, a seguito della sua cessione, viene assegnata a “Johannes Mengini”, chierico della diocesi di Toul, suo familiare e possessore della chiesa di Sant Iscle, nella diocesi di Barcellona (ff. 192v-193r).

Reg. Vat. 780

La documentazione conservata nel reg. Vat. n. 780 copre un arco temporale che va dall’agosto del 1492 al febbraio 1494, anche se la maggior parte dei documenti è datata nell’anno 1493. Grazie allo spoglio di questo registro, composto da 319 fogli, sono state realizzate 44 schede. Anche qui le bolle più interessanti si riferiscono ai membri del Sacro Collegio. Papa Alessandro VI concede al cardinale Antoniotto Pallavicini la facoltà di dividere il beneficio semplice servitorio delle parrocchie dei santi Miguel e Jaime de Jerez “invicem unitis”, nella diocesi di Siviglia, dalla canonica con prebenda nella stessa diocesi, che aveva ottenuto congiuntamente (ff. 164r-165r). Troviamo poi ancora il cardinale Raffaele Riario, in favore del quale papa Alessandro VI ordina di eseguire la corporale possessione delle chiese parrocchiali del Cubo de la Solana e di “Alderiona de la Carezuela” e della capellania perpetua della chiesa di San Pedro de Soria, nella diocesi di Osma, vacanti per la morte di un certo Juan de Soria (ff. 238v-240v). All’altrettanto già menzionato cardinale Giovanni Giacomo Sclafenati, lo stesso papa concede, infine, una pensione annua di 15 ducati sopra il decanato della chiesa di Valencia che il vescovo Llopis, come possessore, gli avrebbe dovuto pagare (ff. 259r-260v).

Di particolare interesse è in questo registro, inoltre, la documentazione riguardante alcuni stretti collaboratori di papa Alessandro VI. Ad esempio Gaspar de Pertusa, chierico di Valencia, sollecitatore delle lettere apostoliche, cubiculario e suo familiare, è ricordato per aver lasciato vacante un beneficio semplice perpetuo dell’altare di San Dionisio nella cattedrale di Valencia che il papa ora concede a Jeroni de Santjust, chierico valenciano, anch’esso suo familiare (ff. 135v-137v). A Vasco Scoto, suo “parafrenarius” e familiare, il Borgia concede la provvisione del canonicato con prebenda della chiesa del San Salvatore della città di Jerez, nella diocesi di Siviglia, vacante per la morte di Juan de Vergara, canonico della stessa chiesa (ff. 171r-172r). A Joan Marrades, chierico di Valencia, suo familiare e cubiculario segreto, concede, infine, la provvisione della “cameraria” del monastero di Sant Géraud d’Aurillac, dell’ordine di San Benedetto, nella diocesi di Saint Flour (ff. 296r-298r).

Reg. Vat. 781

La documentazione conservata in questo registro copre tutto l’arco temporale che va dall’agosto del 1492 al marzo del 1494, con una grossa concentrazione di documenti datati nel 1493. Dallo spoglio dei 340 fogli di cui è composto il registro sono state realizzate 47 schede.

Ancora una volta è il nome del cardinale Cesare ad apparire tra quelli della famiglia Borgia. Papa Alessandro VI gli concede la provvisione del monastero di Banyoles dell’ordine di San Benedetto, nella diocesi di Girona, e la prima dignità o canonicato con prebenda che si renderà vacante nella stessa diocesi (ff. 291r-293r).

Tra le bolle emerge, inoltre, per la sua importanza, la concessione, sollecitata dai re di Spagna Fernando e Isabella, per la costruzione di un ospedale nella città di Santiago de Compostella che, nei progetti dei re, avrebbe dovuto ospitare i poveri e coloro che venivano a visitare il corpo di San Giacomo, custodito nella chiesa maggiore della città. Il luogo prescelto era nelle vicinanze del monastero di San Martín dell’ordine di San Benedetto e la sua amministrazione sarebbe stata affidata ai suoi monaci. Il papa concede nella relativa bolla anche che il monastero in questione, che era in commenda al defunto Diego de Muros, vescovo di Ciudad Rodrigo, sia restaurato, riformato e unito ai monasteri di San Pelagio e di San Pedro, dello stesso ordine, che si trovavano dentro e fuori le mura della città (ff. 25v-28v).

Per quanto riguarda i membri del Sacro Collegio sono da segnalare in questo registro le bolle riguardanti ancora il cardinale Giovanni Giacomo Sclafenati e Bernardino de Carvajal, cardinale presbitero del titolo dei Santi Pietro e Marcellino. Al primo, Alessandro VI concede la provvisione del beneficio semplice della chiesa di Santa Maria di Alicante, nella diocesi di Cartagena, vacante per la rinuncia del vescovo Joan Llopis (ff. 159v-161r). Al secondo, invece, vengono concessi l’arcidiaconato della chiesa di Coria, la canonica con prebenda della chiesa di Plasencia, l’arcipresbiterato rurale della città di Trujillo e ogni altro beneficio appartenuto al defunto Diego de Carvajal (ff. 241r-246r).

Tra i collaboratori più stretti del papa Alessandro VI troviamo anche qui il nome del chierico valenzano Joan Marrades al quale viene confermata una pensione di 70 fiorini auri de Camera che già aveva ottenuto al tempo di papa Innocenzo VIII per aver rinunciato alla prepositura della chiesa di Maiorca (ff. 118v-120v). A Melcior de Casanova, suo familiare e continuo commensale, il papa Borgia concede la provvisione della “precentoria” della chiesa di Santa Maria de Xàtiva, nella diocesi di Valencia, e i canonicati con prebenda della stessa chiesa e della chiesa di Bosa, in Sardegna, vacanti per la rinuncia di “magister” Jaume de Casanova, canonico e cubiculario papale (ff. 134v-136v). Quest’ultimo in cambio riceve, per il dispendio subito, una pensione annua sui loro frutti, redditi e proventi che lo stesso Melcior dovrà pagargli (ff. 141r-143r).

Da segnalare è anche la lettera aspettativa del papa in favore di Francisco de Mendoza, arcidiacono di Pedroche nella chiesa di Córdoba, familiare e cubiculario del papa, nonché nipote di Pedro González de Mendoza, potente cardinale presbitero del titolo di Santa Croce in Gerusalemme, e del defunto Diego Fernández, conte di Cabra, che aveva combattuto nella guerra di Granada (ff. 137r-140v).

A dimostrazione delle grandi potenzialità di ricerca che il database, ora notevolmente incrementato nel numero delle schede, può offrire a coloro che lo consultano e ne incrociano i dati grazie al potente motore di ricerca, concludiamo questa rassegna descrivendo il caso esemplare del pueblo viejo dell’odierna città fantasma di Belchite, a metà strada tra Saragozza e Barcellona, su cui possediamo ora alcune notizie che ne certificano l’antica floridezza economica che la contraddistinse nel XV secolo. Nel reg. Vat. 772, con la bolla datata 31 agosto 1492, il papa Alessandro VI riservò al giovane Goffredo Borgia, chierico romano e notaio apostolico, la provvisione dell’arcipresbiterato dell’ordine di Sant’Agostino, che suo fratello Cesare aveva già posseduto a Belchite fino a quando era stato eletto vescovo di Valencia (ff. 175r-177r). In seguito lo stesso Goffredo aveva ceduto questo beneficio nelle mani del papa che lo assegnò poi ad un altro suo favorito, Gaspar de Pertusa (reg. Vat. 778, ff. 93r-94v). Inoltre, il papa Alessandro VI concesse motu proprio a Domingo Esteban, chierico della diocesi di Saragozza e suo antico familiare, la provvisione dell’eremita della chiesa di Santa Maria del Pueyo (reg. Suppl. 963, f. 145r) ed a Battista Pinelli, arcivescovo di Cosenza, (reg. Vat. 778, ff. 186v-188r) ed al già citato Gonçal Roís, arcidiacono della chiesa di Lleida (reg. Vat. 778, ff. 188r-188v), rispettivamente due pensioni annuali di 50 e 24 ducati auri de Camera sopra i frutti, le rendite e gli interessi dell’ardiaconato di Belchite appartenuto a Martín Zapata, chierico della diocesi di Tarazona.

Nota

[1] Per gli aggiornamenti finora pubblicati adesso è disponibile un’apposita sezione che li raccoglie tutti e alla quale si può accedere cliccando sulla barra superiore della home page del sito web il campo “Recerca” e poi quello “DB Documentació Borgiana” che appare nel menu a tendina a seguire: “Informes de seguiment / Aggiornamenti”.

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