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Data: 18 de juny de 2016
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ASV, reg. Suppl. 963, f. 43r

ASV, reg. Suppl. 963, f. 43r

Il 22 aprile 2016 scorso al margine della presentazione dei nuovi contributi alla storiografia borgiana all’interno della manifestazione “el dia de les Corts Valencianes”, nella splendida cornice del Palau del Borja a Valencia, si è tenuta una breve presentazione del progetto di ricerca sulla documentazione relativa alla più famosa famiglia valenzana conservata nell’Archivio Segreto Vaticano, promosso e finalmente avviato dall’IIEB (Institut Internacional d’Estudis Borgians). In quella sede abbiamo dato appuntamento a tutti gli studiosi su questo sito web per una descrizione più dettagliata del progetto in questione che fin d’ora desideriamo presentare come un lavoro in costante evoluzione, che sarà quindi corredato di volta in volta da una serie di aggiornamenti sul suo divenire che speriamo diventino un appuntamento fisso su queste pagine.

Un po’ di storia del progetto: la caparbietà di un direttore e la formazione di un équipe internazionale

L’idea del progetto risale al 2002, quando nella cappella di Santa Àgata di Barcellona, Federico Boix, segretario generale della Fondazione Winterthur, Eliseu Climent, editore e presidente dell’IIEB, e il cardinale Jorge María Mejía, archivista e bibliotecario della Santa Chiesa Romana in rappresentanza dell’Archivio Segreto Vaticano, stipularono un accordo per il quale l’archivio concedeva all’IIEB la licenza per copiare l’ingente documentazione relativa ai due papi che la famiglia Borgia donò alla Chiesa, in modo che potesse essere studiata direttamente in Spagna, nella sede dell’Istituto.

In seguito il 22 aprile del 2007, nel Octubre Centre de Cultura Contemporània di Valencia, sede dell’IIEB, si tenne un cerimonia solenne alla presenza di molte autorità, tra le quali Luca Carboni, segretario generale dell’Archivio Segreto Vaticano, Massimo Miglio, presidente del Istituto Storico Italiano, Miguel Navarro, storico e membro del IIEB, e lo stesso Eliseu Climent. In questa occasione Jaime de Marichalar, duca di Lugo e allora presidente della fondazione Axa-Winterthur, aprendo una cassa che conteneva numerosi CD in cui, grazie all’accordo stabilito cinque anni prima con la Santa Sede e il patrocinio della stessa fondazione, erano stati digitalizzati migliaia di documenti sul papato di Callisto III e Alessandro VI, dava simbolicamente l’avvio al loro studio.

“No se entiende la Europa moderna sin los Borja” ripeteva Climent, instancabile promotore del progetto, durante la manifestazione, per rappresentare l’importanza dell’evento mentre si firmavano gli accordi tra le istituzioni presenti per continuare la cooperazione.

Purtroppo a tanta enfasi non seguì lo studio vero e proprio di questa documentazione nonostante negli anni a venire l’editore avesse bussato a molte porte ed effettuato numerosi tentativi per conseguire gli aiuti economici necessari per avviare la ricerca.

Nel giugno del 2014 Climent, di conseguenza, fu obbligato ad annunciare alla stampa l’avvenuto trasferimento di queste carte da Valencia, ovvero da quella che doveva essere la loro sede naturale essendo questa la città dei Borgia, a quella dell’Arxiu Nacional de Catalunya, ma anche l’inizio del loro studio da parte di un primo ristretto nucleo di ricercatori, composto da due collaboratori dell’IIEB, la filologa catalana Maria Toldrà e l’archivista paleografo italiano Ivan Parisi; nucleo che speriamo possa presto diventare una vera e propria équipe coinvolgendo altri studiosi.

Dopo 12 anni dalla prima riunione nella cappella di Santa Àgata, grazie alla caparbietà dell’editore valenzano, il progetto ha potuto dunque finalmente avere inizio con l’ambizioso obiettivo di dare conoscenza al grande pubblico di questa immensa e ricchissima documentazione (2 milioni e mezzo di documenti) attraverso la realizzazione di una banca dati di facile ed immediata consultazione che presto sarà disponibile direttamente su questo sito web. Ciò permetterà di fornire un potente strumento di ricerca a chiunque voglia approfondire le relazioni tra i territori della Corona d’Aragona e la Santa Sede in un’epoca, quella dei pontefici Borgia, fondamentale per tutto il Rinascimento Europeo.

La documentazione: suppliche e bolle del papato di Alessandro VI

Lo spoglio della documentazione giunta in Spagna dall’Archivio Segreto Vaticano è iniziato da quella relativa al secondo papa Borgia, Alessandro VI (1492-1503), che comprende 113 registri vaticani (dal n. 772 al n. 884), 204 registri lateranensi (dal n. 925 al n. 1128) e 209 registri di suppliche (dal n. 961 al n. 1169).

Il criterio utilizzato per la selezione dei documenti che saranno inseriti nella banca dati è costituito principalmente dalla presenza negli stessi di personaggi o località appartenenti ai territori della Corona d’Aragona nel periodo storico di riferimento, mentre se si è deciso di selezionare a parte il materiale attinente ai restanti territori spagnoli.

Si tratta di suppliche e bolle, ovvero due tipologie di documenti tra loro strettamente collegati da una condizione di causa ed effetto: nella seconda metà del XV secolo la modalità per ottenere una provvisione ecclesiastica era costituita dal conseguimento di una littera gratiosa o bolla, per lo più rilasciata su presentazione, appunto, di una richiesta o supplica rivolta al papa dall’interessato.

Il documento di supplica era formalmente rappresentato da una prima parte comprensiva dell’invocazione al “Beatissime Pater” e del nome del richiedente con gli eventuali titoli e legami parentali che poteva vantare con qualche alto prelato o signore, a cui faceva seguito il testo vero e proprio della richiesta. L’assenso del papa era attestato da una formula di approvazione, fiat, scritta di suo pugno insieme alla lettera iniziale del suo nome di battesimo e integrata da specificazioni (ut petitur, in forma, etc…) che ne determinavano la successiva procedura. Nei secoli XV e XVI molte suppliche furono concesse anche con la formula concessum (spesso con la specificazione: concessum in presentia domini pape) che inizialmente era apposta dal vicecancelliere e in seguito dai referendari, ovvero dagli stretti collaboratori del papa, di norma cardinali, che dall’età di Giovanni XXI erano incaricati in modo esclusivo dell’esame preventivo e dell’illustrazione delle suppliche.

All’approvazione papale seguivano le norme sull’emanazione della relativa littera e l’apposizione della data. Una volta registrata la supplica, di regola veniva predisposta la stesura della relativa littera che riprendeva, pur con diverso formulario, i dati della supplica stessa. Sul lato sinistro del documento registrato veniva, infine, apposto da coloro che erano preposti alla compilazione dei registri una lettera che indicava la diocesi di cui faceva parte il beneficio richiesto o, in caso di indulgenze e licenze, del richiedente e specificata la materia a cui si riferiva la supplica.

L’aspetto formale della littera o bolla era rappresentato nella parte iniziale del testo dalla presenza del nome del pontefice e del destinatario dell’atto, seguiti dalla descrizione dell’antefatto e dalla parte dispositiva.

Le prerogative gratiose della sede apostolica

La supplica era lo strumento con cui la sede apostolica interveniva in tutti gli ambiti delle istituzioni ecclesiastiche, della vita religiosa e della dimensione più personale dell’esistenza dei fedeli. Pertanto se era stata scritta per il conseguimento di una carica ecclesiastica, spesso conteneva anche una richiesta di assoluzione o dispensa che, sanando la condizione di irregolarità del richiedente, consentisse la presa di possesso del beneficio; se invece con la supplica si desiderava ottenere la provvisione di un beneficio, non era infrequente che la sede apostolica si pronunciasse anche sulla base delle competenze esercitate come tribunale ecclesiastico di massima istanza. La pluralità di petizioni che caratterizzano questi documenti rendono quindi difficile una descrizione di tutte le prerogative o le materie su cui la sede apostolica esercitava il suo potere, per cui ci limiteremo qui soltanto alle più frequenti, rimandando ad un prossimo contributo una legenda completa di tutte quelle che abbiamo trovato spogliando i registri.

Le suppliche per ottenere un beneficio sono certamente le più numerose nei registri vaticani, da cui il titolo di questa presentazione in quanto sul finale del XV secolo il papa era ormai considerato un vero e proprio dominus beneficiorum, ossia colui che poteva disporre liberamente non solo sull’istituzione, la soppressione e l’unione dei benefici, ma anche e soprattutto sulle impetraciones beneficiales e i contenziosi che spesso nascevano da esse perché il ricchissimo patrimonio dei benefici ecclesiastici era governato direttamente dalla sede apostolica in virtù delle riserve generali o del diritto di devoluzione.

Il papa aveva il potere di conferire anche benefici non riservati attraverso l’emissione di litterae expectativae, che riconoscevano al destinatario il diritto di ottenere un beneficio che in futuro si sarebbe reso vacante presso una o più diocesi e di cui la concessione indicava solo la qualità (canonicato, dignità o chiesa parrocchiale). Vi erano anche alcuni prelati ai quali poteva essere accordata una concessione motu proprio che giustificava omissioni nell’iter di spedizione della relativa littera e conteneva precedenze su altre lettere aspettative e la sottrazione all’esame di idoneità ad occupare il beneficio concesso. Si trattava in tale caso di personaggi molto vicini al papa.

Le impetraciones beneficiales comprendevano i benefici minori posseduti da chierici secolari (beneficia secularia) o da religiosi professi regolari (beneficia regolaria). Questi potevano implicare l’esercizio della cura delle anime, l’amministrazione dei sacramenti, diritti di giurisdizione e precedenza (benefici doppi, tra i quali arcidiaconati, arcipresbiterati, decanati, prepositure ed abbazie), oppure doveri meno impegnativi, quali la celebrazione di messe o la partecipazione a liturgie (benefici semplici).

I benefici semplici si distinguevano in beneficia simplicia, che comportavano solo la recita di preghiere, e in beneficia servitoria, i cui titolari erano tenuti alla celebrazione di messe, alla partecipazione alla liturgia delle ore e all’ufficiatura di una cappella o di un ospedale.

In base alle modalità di acquisizione i benefici potevano essere elettivi, occupati tramite l’elezione e la conferma di un’autorità superiore, o collativi, vi si accedeva tramite collazione o istituzione. I patronati erano invece provvisti in seguito alla presentazione da parte di un patrono e la conferma della superiore autorità ecclesiastica.

Altri tipi di distinzione erano rappresentati dai benefici compatibili e incompatibili (cioè non cumulabili), residenziali e non residenziali (che non richiedevano obblighi di residenza).

Un secondo ambito d’intervento della sede apostolica riconoscibile nei registri delle suppliche è costituito da quello giudiziario. Grazie alle competenze che il diritto canonico attribuiva al foro ecclesiastico la sede apostolica poteva intervenire in ragione delle persone (chierici secolari e regolari ed alcuni laici che godevano della protezione della Chiesa) e delle materie (su reati come la blasfemia, il sacrilegio, l’adulterio, il ratto, l’usura, la simonia, l’eresia, la magia e la stregoneria; questioni concernenti le proprietà ecclesiastiche e cause testamentarie, nonché vertenze di natura sacramentale, specialmente riguardante il matrimonio ed aspetti ad esso connessi come la legittimità dei figli, il fidanzamento e le questioni dotali).

Il fedele poteva anche appellarsi al pontefice affinchè il ricorso fosse affidato a giudici apostolici: la relativa concessione accordava la nomina di uno o più commissari, normalmente indicati nell’ordinario diocesano o un esponente del clero locale titolare di una dignità, che venivano incaricati di procedere per via sommaria, talora con facoltà di avvalersi del braccio secolare e di comminare censure ecclesiastiche.

Un terzo ambito di intervento papale riguardava i sui poteri più strettamente definibili “di grazia”: concessioni in forma di assoluzione, dispensa, licenza ed indulto.

Un ultimo ambito di intervento della sede apostolica era costituito dalla facoltà di derogare alle norme stabilite dal diritto ecclesiastico sull’accesso e il mantenimento dello status clericale.

Sin dall’epoca più antica l’ammissione al genus clericorum era indicata dal conferimento della tonsura cui poteva far seguito l’assunzione degli ordini minori (ostiariato, lettorato, esorcistato, accolitato) che davano la possibilità di ottenere un beneficio e, successivamente, degli ordini maggiori (suddiaconato, diaconato, presbiterato), fino al vertice della gerarchia ecclesiastica rappresentato dall’episcopato. Normalmente era prerogativa esclusiva del pontefice concedere dispense per ottenere la promozione al presbiterato, mentre al vescovo era concesso dispensare sugli altri gradi più limitati. Dallo studio della documentazione emerge invece che Alessandro VI si riservò anche di dispensare su quest’ultimi.

Conseguenze pratiche molto importanti poteva avere in particolare una concessione de non promovendo, che autorizzava a rinviare il conseguimento dell’ordine sacro connesso ad un certo beneficio permettendo al richiedente di mantenerne il possesso e, con esso, la possibilità di percepirne i redditi.

Il procedimento giudiziario relativo ai benefici

Spesso i benefici davano adito a controversie giuridiche. A volte l’iter di acquisizione del beneficio provvisto conosceva degli intoppi anche quando la relativa supplica fosse già stata approvata dalla sede apostolica. Il detentore di un mandatum provisionis poteva incontrare la concorrenza di altri chierici, magari dotati di lettere aspettative, oppure la resistenza di collatori locali che tentavano di ignorare riserve generali, che opponevano indulti pontifici concessi in precedenza o che occupavano redditi destinati ad altri. Il chierico così impossibilitato a prendere possesso del beneficio o a goderne i frutti spesso rinunciava ai suoi diritti in cambio di una pensione o in alternativa iniziava un procedimento giudiziario presso dei giudici locali o presso la curia dove l’audientia litterarum contradictarum agiva nelle cause di natura beneficiale come tribunale di prima istanza su mandato papale e come tribunale d’appello. Qualora infatti nel corso dell’iter si fosse profilata la vacanza del beneficio in seguito a una sentenza sfavorevole sia al querelante (actor) sia al querelato (reus), si ammetteva che uno dei contendenti o un terzo chierico richiedesse che il beneficio gli fosse conferito auctoritate apostolica dal giudice in curia (provvisione in forma si neutri o si nulli).

Un’altra modalità di conseguimento di un beneficio oggetto di contenzioso era costituita dalla richiesta di una surrogatio, che riconosceva la facoltà al richiedente di inserirsi in una causa subentrando a una parte le cui rivendicazioni fossero venute meno a causa della morte di uno dei due contendenti o della rinuncia al beneficio o ai diritti su esso vantati.

A cause di natura beneficiale si riferiscono anche l’assegnazione di benefici in forma di novae provisiones, che confermavano provvisioni sulla cui legittimità era possibile avanzare dei dubbi. Con tale modalità il richiedente supplicava l’assenso del pontefice per convalidare i diritti che possedeva su un beneficio e che erano suscettibili di contestazione per vizi non necessariamente formali.

Particolarmente diffusa nella documentazione che stiamo esaminando è, infine, la pratica della resignazione di un beneficio che spesso si configurava come un abuso o peggio ancora una pratica simoniaca che rendeva lecito il passaggio della titolarità del beneficio da un prelato all’altro.

Nella prassi rinascimentale questa rinuncia agli uffici sacri non avveniva più “nelle mani” dell’ordinario diocesano locale o del capitolo della cattedrale, bensì apud Sedem Apostolicam. Di conseguenza la successiva collazione era sottratta ai legittimi collatori ed ai legittimi patroni e diventava di libera pertinenza del papa.

La resignatio cum pensione riconosceva invece il diritto di cedere il beneficio continuando a percepire una parte dei suoi frutti sotto forma di una pensione pattuita tra gli interessati.

La riserva di una pensione poteva integrare inoltre anche una resignatio cum permutacione o ex causa permutacionis, che aveva luogo quando due chierici cedevano i rispettivi benefici per scambiarli.

L’elaborazione di una scheda-tipo

Il progetto ha preso il via con l’elaborazione di una scheda, l’unità di base della costituenda banca dati. Bisognava rispondere alla duplice esigenza di offrire una sintesi del documento e di segnalare gli elementi essenziali propri dell’atto. Si è creato quindi una scheda-tipo composta dai seguenti campi tematici: la segnatura archivistica completa del registro di cui fa parte il documento selezionato; il numero di folio in cui lo stesso si trova all’interno del registro; la data cronica nella forma moderna (anno, mese e giorno) e topica segnalando la città e il luogo preciso all’interno della stessa quando specificato; la tipologia documentale e “un summarium” ovvero la materia oggetto del documento. A seguire un regesto del contenuto del documento, il nome del referendario responsabile della trattazione della supplica o degli esecutori della bolla e le osservazioni.

Nel campo della tipologia documentaria seguito da una / si è segnalato la presenza di una reformatio, ossia di una integrazione o modifica di una supplica già presentata, e di una grazia accordata motu proprio.

All’interno del campo del regesto i nomi di persona e i toponimi sono resi nella forma originale e nei casi di incertezza, dovuti ad una possibile storpiatura del nome o all’impossibilità di identificare forme ormai desuete, gli stessi sono seguiti da un punto esclamativo. Le forme integrate, soprattutto i nomi moderni delle località, sono tra parentesi quadre. Sono stati identificati e, quando possibile, resi in catalano i nomi di cardinali, arcivescovi, vescovi e prelati indicati nei documenti col solo titolo o col nome de vulgo.

Nel campo del regesto le parti lasciate in latino sono letterali e quindi nei casi presenti nel testo, come anche gli elementi riguardanti la qualitas del beneficio quando non è stato possibile renderli in catalano.

Nello stesso campo, attraverso l’utilizzo di //, si è distinta la parte argomentativa da quella dispositiva.

La banca dati che si sta costituendo sarà fruibile a tutti gli studiosi nel nuovo sito web dell’IIEB entrando nella sezione denominata “Ricerca”.

Parallelamente all’avanzare dello spoglio dei registri si stanno costituendo anche altre liste con i nomi degli ecclesiastici che componevano la cancelleria di Alessandro VI, distinti per mansioni, che presto saranno rese disponibili nel sito web.

(Continua)

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